Storie invisibili. Mahjuba (parte prima)

C’è la famiglia, a volte, a volte no.

Se sei anziana, molto malata, non parli la lingua e non hai contatti di fiducia, è dura, ma proprio dura andare avanti. Ti ritrovi dopo anni di lavoro con la schiena piegata dalle fatiche e dal dolore, completamente invisibile, in un mondo che ti frega, dove la malavita si insinua e resti un’ombra che non riesce ad alzarsi dal letto, per giorni con la gola arsa senza sapere chi chiamare. Così, tra pareti grigie di muri scrostati, senza acqua calda, con mesi di affitti e bollette arretrate, soprusi e ingiustizie, continui a sperare, pregando, senza mollare. Fino a quando un incontro ti ripaga dei tuoi sforzi, come un dono dal cielo, Houda, Madre di Quartiere.

Houda che ci mostra la bellezza di un lavoro professionale che sconfina nel cuore, un lavoro che diventa scambio, nutrimento e fondamenta per le persone che ha l’occasione di affiancare. Il cambiamento nella vita di Mahjuba, che in arabo vuol dire velata, è palpabile negli occhi che le brillano quando ci invita ad entrare, in una casa popolare di cui è orgogliosa, anche se la porta è rotta e sugli scaffali non c’è niente da mangiare, ma proprio niente, nemmeno un pacco di farina per fare il pane. La connessione che c’è fra loro si riconosce anche dalle piccole cose, come un dolce sognato la notte prima e ricevuto dalle mani di Houda l’indomani.

Commozione e gratitudine.

Per la vicinanza, il calore, per sentirsi presa per mano in un momento dove la fragilità scivola via piano piano. Aiutare Mahjuba non è solo renderle la dignità di essere una cittadina con dei diritti che non sapeva di avere, è anche farla sentire accolta, vista e riconosciuta come donna, madre, nonna, che può ancora ricevere e donare amore.

E’ importante celebrare il lavoro delle mdq ricordando che è il prodotto finale di una rete immensa di interconnessioni, di lavoro di volontari e professionisti che si mescolano insieme, in Terra e Pace, mossi da uno stesso intento e direzione: vivere e credere che sia possibile oggi costruire un mondo migliore.

(Se questa storia ti tocca e vuoi dare una mano, non esitare a contattarci, ci sarebbe bisogno di prendere un pacco viveri in zona Santa Rita e portarlo a casa casa di Mahjuba una volta alla settimana, oppure sostenere il nostro lavoro con libera partecipazione).

Partecipazione al patto di collaborazione per Torino antirazzista e inclusione nella rete “Torino Plurale”

Il 17 marzo 2020 la Città di Torino, su proposta dell’Assessore ai Diritti Marco Giusta, ha approvato una delibera in cui dichiarava il “patrimonio di conoscenze, azioni, buone pratiche antirazziste” come un bene comune e impegnava l’amministrazione a scrivere un Patto di collaborazione per la sua tutela.
Per la scrittura del Patto è stato pubblicato un avviso in cui enti, associazioni e gruppi informali che a vario titolo lavorano su questi temi, sono stati invitati a presentare delle proposte di azioni per la tutela del bene pubblico dell’antirazzismo. Alla chiamata hanno risposto 60 realtà tra cui Terra e Pace.
Una volta selezionate le proposte, siamo stati coinvolti all’amministrazione a prendere parte a un percorso (della durata di alcuni mesi) che porterà alla scrittura del Patto. In questo percorso, iniziato lo scorso settembre, si sono adottate delle metodologie di lavoro mutuate dall’educazione non formale. Il Patto vuole infatti definire degli obiettivi, delle priorità e delle azioni come impegni reciproci che le istituzioni e le associazioni prendono fra loro. Per far questo è necessario che siano adottati dei meccanismi di lavoro di tipo orizzontale, che garantiscano un ambiente di lavoro aperto e rispettoso delle idee di tutt*.
Sarà dunque una sfida e un’opportunità al tempo stesso, riuscire a creare uno spazio di incontro e di confronto capace di raccogliere la pluralità di proposte ed esperienze di realtà molto eterogenee e definire delle priorità. Nei due incontri che sono stati organizzati fino ad ora, abbiamo trovato questo lavoro molto stimolante, un’occasione sia per portare il nostro pezzetto di esperienza, ma anche e soprattutto un momento di educazione e di insegnamento molto preziosi. Intanto, a livello metodologico, educarci e allenarci costantemente al rispetto della parola dell’altro e al buon uso del tempo concesso per esprimere le proprie idee. Un altro aspetto riguarda l’educazione a cambiare prospettiva, a non focalizzarsi solo sulle priorità che ogni associazione o istituzione si è data, ma allenarci a vedere anche di uno stesso problema, un’altra soluzione.
Durante i mesi di lockdown, Terra e Pace è stata una delle 30 associazioni firmatarie della convenzione per l’implementazione del progetto “Torino Plurale” promosso dal Servizio Intercultura della Città di Torino. La convenzione ha avuto l’obiettivo di sostenere anche economicamente le associazione al fine di incrementare la distribuzione di aiuti alimentari e generi di prima necessità, nonché supportare azioni di mediazione sociale e di prossimità nei confronti della fascia di popolazione più fragile e marginale.
Con la fine della quarantena, le stesse associazioni firmatarie hanno incontrato l’amministrazione e l’Assessore Marco Giusta al fine di mantenere attiva la collaborazione. È stato creato un “tavolo” di lavoro che discuta le proposte circa le azioni che si potrebbero implementare e ragionare sulla natura stessa del tavolo che potrebbe trasformarsi in un rete formale o informale. Anche in questa occasione vediamo un’importante opportunità per Terra e Pace di condivisione con altre realtà che lavorano sul territorio e un’implementazione di attività sia in essere che nuove.

Progetto COnnessi VIcini Seppur Distanti: i risultati raggiunti

  • Grazie alla linea di Ascolto Empatico siamo riusciti a sostenere 21 persone. Con otto di queste è stato possibile intraprendere un percorso di counseling significativo, di seguito il feedback di S. per comprenderne meglio i risvolti.

“Questa esperienza è stata per me molto significativa, illuminante e intensa. Mi ha lasciato un senso di ristoro e fiducia, e ha aperto in qualche modo un sentiero per me del tutto nuovo. La magia della relazione che si è creata, nonostante la distanza fisica e i limiti del mezzo telefonico, ha dato al percorso un’incredibile naturalezza e intensità. Rimane per me sconvolgente la potenza del capovolgimento di prospettiva che la Comunicazione Empatica, con una guida sapiente e premurosa, ha potuto provocare in me, attraverso un’inaudita connessione con i miei bisogni ed emozioni. Sono stata accompagnata nello scoprirli, riconoscerli e accoglierli, sospendendo il giudizio e prendendomene cura. Considero questo percorso, fatto con Chiara e la CNV, un dono che la vita mi ha fatto, spargendo semi di vero rinnovamento dentro e fuori di me.”

  • Il servizio di tutoraggio scolastico ha supportato 12 bambini di età dai 9 ai 14 anni, per un totale di 30 ore complessive. Il servizio è durato per tutto il periodo emergenziale dove le famiglie si sono ritrovate ad affrontare l’emergenza sanitaria e momenti di difficoltà e vera crisi. La didattica a distanza, pur essendo uno strumento innovativo per l’esecuzione dei compiti ed il supporto scolastico, ha portato alla luce vari problemi che le famiglie in difficoltà economica si trovano ad affrontare ogni giorno, quali ad esempio l’analfabetismo informatico e/o la mancanza dei relativi strumenti. Il servizio si è rivolto infatti principalmente alle famiglie segnalate dai servizi sociali che non avevano supporti informatici adeguati per sostenere la didattica a distanza; abbiamo inoltre aiutato le famiglie di origine straniera a compilare le richieste per i pc in comodato d’uso gratuito e, grazie alla sinergia nata con il progetto TUTTICONNESSI, siamo riusciti a reperire pc e tablet rigenerati ed igienizzati.
  • Le Madri di Quartiere Julia e Celestina, durante i due mesi previsti dal progetto, hanno assistito e aiutato 49 nuclei familiari, di cui la metà di provenienza italiana e la restante di nazionalità marocchina, rumena, egiziana, tunisina, nigeriana, rom, bengalese, senegalese, brasiliana, peruviana e moldava. I canali di contatto sono avvenuti attraverso la campagna di comunicazione del progetto con i social, il sito internet e grazie alla rete di relazioni con i servizi sociali, le parrocchie, le case del quartiere, gli ospedali e il passaparola delle altre MdQ. Si sono trovate a chiedere aiuto molte famiglie che non l’avevano mai fatto prima, colpite inaspettatamente dalla crisi economica, bloccate senza lavoro a causa del lockdown, e che non erano a conoscenza delle possibilità loro offerte dai servizi territoriali. Il sostegno principale delle Madri di Quartiere è stato quello di fronteggiare l’impellente necessità alimentare grazie alla consegna dei pacchi offerti dagli snodi della Protezione Civile alle famiglie in difficoltà, ma il loro intervento ha coperto anche altri tipi di richieste quali:
    • assistenza ai malati, con accompagnamenti in ospedale o con il reperimento di medicinali consegnati presso le loro abitazioni;
    • assistenza a chi aveva appena subito un lutto e si trovava senza rete di sostegno;
    • assistenza a persone con irregolarità nel permesso di soggiorno e in attesa di documenti, a causa della chiusura della prefettura;
    • assistenza ad anziani, ma anche giovani, che non riuscivano a far fronte alla solitudine e all’isolamento;
    • assistenza a donne straniere in gravidanza.

Il punto di forza del progetto è stato indubbiamente la fiducia che le persone assistite hanno riposto nella figura della MdQ, oltre all’efficacia risolutiva dei loro interventi. Un punto critico si è invece riscontrato nella mancanza di ore a disposizione per assistere tutte le persone che ne hanno fatto richiesta, che si sono viste rifiutare l’aiuto.

 

La prima campagna di Crowdfunding di Terra e Pace!

Siamo molto emozionate nel lanciare questa nuova avventura: una raccolta fondi attraverso la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso. Senza l’aiuto di tanti amici non avremmo potuto fare così tanto. Ora possiamo fare ancora di più con un tuo piccolo sostegno.

Cinque minuti del tuo tempo per scoprire la nostra campagna per portare avanti con energia e passione le nostre attività! Il tuo personale contributo favorirà la prosecuzione di una best practice di grande valore sociale nata a Berlino, che attraverso il capillare intervento delle Madri di Quartiere, riduce il rischio di cronicizzazione del disagio e promuove un welfare di comunità nella città di Torino. La tua donazione è preziosa, ci consentirà di promuovere i nostri progetti in contesti di marginalità, a favore di coloro che vivono in situazioni di vulnerabilità, ma ai quali riteniamo vada data un’opportunità di crescita personale. Consentendo l’accesso gratuito ai nostri laboratori a coloro che vivono ai margini, darai il tuo personale contributo alla costruzione di una società nel complesso più consapevole, empatica e… felice!

Una piccola donazione per le persone che aiutiamo può fare la differenza!

Con gratitudine immensa, se vorrai condividere con i tuoi amici la nostra campagna di crowdfunding!

Abbiamo pensato anche un regalo per te! Scopri di più  e fai la tua donazione su Produzioni dal Basso http://sostieni.link/25373

 

“Quanta bellezza in un giorno, se lo lasciamo sfiorare dalla compassione del cuore”

Informazioni per detrarre le tue donazioni

Caro/a donatore/rice,

ti riportiamo un piccolo approfondimento per detrarre fiscalmente le tue donazioni verso la nostra associazione.

 Il DPCM “Cura Italia”(D.L. 18/2020) prevede:

  • una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30.000 euro per le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate nel 2020 dalle persone fisiche e dagli Enti non commerciali, in favore di Stato e enti pubblici, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, per gli interventi in materia di emergenza COVID-19;

  • la deducibilità del costo nell’ambito del reddito d’impresa per le persone fisiche  corrisponde a una  detrazione del 30%  e per le imprese a una deducibilità del 100%.

Per la dichiarazione dei redditi, è necessario conservare la conferma di pagamento ricevuta da Paypal via mail al momento della donazione, o in alternativa l’estratto conto della carta di credito. Se la donazione è stata effettuata tramite bonifico bancario, sarà sufficiente la rendicontazione della stessa o l’estratto conto del proprio conto corrente. Ciascun donatore riceverà una mail da parte della nostra associazione con la ricevuta personalizzata associata alla propria donazione. Se hai bisogno di ulteriori informazioni puoi scriverci a amministrazione@terraepace.it

Grazie di cuore  per aver contribuito a sostenere la nostra associazione!

Madri di Quartiere ai tempi del Coronavirus

🌱 Ringraziamo la Compagnia di San Paolo che attraverso il bando “Insieme andrà tutto bene” sostiene il lavoro delle nostre preziose Madri di Quartiere con il progetto Connessi Vicini seppur Distanti. 🌱

Il numero di telefono delle nostre MdQ corre veloce tra le vie di Torino. Sono una trentina le famiglie prese in carico e seguite settimanalmente, sia dal punto di vista della distribuzione di beni di prima necessità, sia per accompagnamenti presso ospedali per coloro che non possono interrompere trattamenti e cure sanitarie. Si tratta per lo più di persone sole, malate, a rischio, non autosufficienti, che non hanno una rete di sostegno intorno.

Come la signora T., italiana di 78 anni, vedova senza alcuna rete familiare. E’ stata l’assistente sociale dell’ospedale Regina Margherita, presso cui la signora fa la chemioterapia a contattare la nostra MdQ Celestina. Nonostante qualche resistenza iniziale da parte dell’anziana signora, adesso Celestina è il suo punto di riferimento: oltre all’appuntamento fisso del martedì per l’accompagnamento in ospedale, la signora chiama se ha bisogno di comprare qualcosa come acqua o farmaci, o semplicemente per scambiare due parole. Percependo la pensione minima, Celestina si è occupata di far inserire la signora tra i beneficiari del pacco alimentare distribuito in questo tempo di emergenza dalla Protezione Civile.

Anche G. può beneficiare dell’aiuto delle nostre Madri di Quartiere. Lui è orfano e disoccupato, e ha subìto una serie di operazione alle Molinette terminate con l’amputazione di diverse dita dei piedi. Abita distante dall’opsedale, e deve fare controlli frequenti.

Era in estrema difficoltà, non avrebbe potuto permettersi di pagare un taxi, non sapeva a chi rivolgersi. In un momento critico come questo, a cui si aggiungono problematiche di salute e la mancanza di un lavoro, avere qualcuno su cui contare non è cosa da poco.

Vi è poi M., mamma di un bimbo di 7 anni malato di leucemia che ha appena effettuato un trapianto di midollo. Per questa ragione si trovano a Torino, e sono ospiti presso la struttura dell’UGI (Unione Genitori Italiani) in c.so Unità d’Italia. La signora non conosce la città, non saprebbe come muoversi per reperire i beni di prima necessità. E anche se lo sapesse, la struttura ospitante è in un posto isolato e poco servito dai mezzi di trasporto. Ma questo è niente, rispetto alla preoccupazione di portare il virus al figlio che in questo momento sta faticosamente lottando per la vita. Ecco che Celestina, munita di tutti i dispositivi igienico-sanitari, si occupa di portare loro la spesa sul pianerottolo, facendo sentire meno sola la signora, spaesata in una città che non è la sua, e già sovraccarica di pensieri ed emozioni.

Vi è infine la signora L., marocchina arrivata da poco in Italia con il marito e un figlio di 2 anni. La nostra Madre di Quartiere Julia stava già affiancando la famiglia prima dell’emergenza sanitaria, in quanto il marito aveva perso il lavoro e non avevano entrate sufficienti per andare avanti. Il sopraggiungere del coronavirus ha arrestato il percorso di ricerca di un’occupazione, e il supporto di Julia si è tramutato per loro in distribuzione di generi alimentari. Giovedì scorso la signora L. si è improvvisamente sentita male. Julia l’ha accompagnata in ospedale mentre il marito sarebbe rimasto a casa con il figlio. Durante la visita, la donna ha scoperto di essere incinta al quarto mese. Lo stupore e la gioia di una nuova vita in arrivo si accompagnano tuttavia per L. a grande preoccupazione, in un momento di forte incertezza e disagio in cui la sua famiglia si affida ad aiuti esterni per andare avanti.

Il lavoro delle Madri di Quartiere è anche questo: accompagnare, sostenere, stare a fianco di chi ha una scarsa (o nulla) rete intorno nei momenti critici, anche quando la speranza viene meno, e le difficoltà sembrano prendere il sopravvento.

Orientamento, distribuzione a domicilio di generi alimentari e farmaci, accompagnamenti in auto, supporto emotivo. Ma la cosa che più di tutte le nostre MdQ hanno a cuore è che attraverso l’insalata, la telefonata e il passaggio in auto, arrivi un po’ di amore a coloro sui quali il Covid ha avuto un impatto maggiore.

Le Madri di Quartiere sono su TV 2000, trasmissione L’ora solare (al minuto 23!)

Grazie ad Antonella Ferrara per il servizio!
https://www.tv2000.it/orasola…/…/lora-solare-30-aprile-2020/

Counseling Empatico: è attiva la Linea telefonica di Ascolto

Cari Sostenitori,

grazie al progetto COnnessi VIcini seppur Distanti, abbiamo attivato una Linea telefonica di Ascolto per sostenere chiunque senta di aver bisogno di conforto, sostegno, e aiuto in questo momento di particolare difficoltà.

Può trattarsi di una singola telefonata per via di una situazione contingente, oppure si possono intraprendere dei brevi percorsi individuali di Counseling Empatico.

Grazie alle potenzialità dell’ascolto senza giudizio di una professionista, potrai trasformare le ansie, le preoccupazioni, la solitudine o i problemi di relazione con le persone più vicine.

Di seguito alcune testimonianze di chi si è già rivolto a questo servizio:

Il piccolo percorso intrapreso, anche se al telefono, mi ha aiutato moltissimo a fare chiarezza nella mente, a tirar fuori le mie emozioni, a riconoscere i bisogni nascosti dietro queste e a poterle comunicare in modo chiaro, pacifico ed empatico ad una persona cara con quale sto vivendo un conflitto enorme da tanto tempo. Non l’avrei mai creduto ma grazie a questo prezioso lavoro ho vissuto un miracolo: si è riaperto un dialogo perso tempo fa…

Grazie di cuore per il tuo supporto! Sei stata bravissima a prendermi per mano e farmi conoscere un nuovo mondo e un nuovo modo: la comunicazione empatica! Sta tutto nella voglia di connettersi, sta a ciascuno di noi… Grazie davvero.

Vi ricordiamo inoltre che lunedì 11 maggio partirà il Laboratorio online “Le Basi della Comunicazione Empatica” dove proponiamo su piattaforma Zoom un percorso di 3 incontri volto a:

  • conoscerti meglio
  • migliorare la qualità delle relazioni
  • sperimentare modalità alternative di comunicazione

Gli incontri successivi seguiranno di lunedì, il 18 e 25 maggio. La partecipazione è gratuita ma i posti sono limitati per garantirne la qualità, e la prenotazione è obbligatoria al numero 3534064018.

Per approfondimenti sulla Comunicazione Empatica, ti rimandiamo alla nostra pagina.

COnnessi VIcini seppur Distanti

Il progetto “COnnessi VIcini seppur Distanti” è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Insieme andrà tutto bene”.

Il progetto COnnessi VIcini seppur Distanti dell’Associazione Terra e Pace è stato uno dei 123 su 521 pervenuti a ricevere le risorse erogate del bando Insieme andrà tutto bene della Compagnia di San Paolo, iniziativa nata per  fronteggiare questo difficile momento di emergenza socio-sanitaria causata dal COVID 19. 

La nostra associazione è felice di poter contribuire con le proprie azioni e risorse umane nel dare sostegno e sollievo a nuclei familiari o individui singoli che hanno bisogno di un tutoraggio scolastico, di un servizio di counseling o di assistenza domiciliare nel disbrigo di pratiche quotidiane.

Due Madri di Quartiere, dotate dei necessari dispositivi igienico-sanitari, si sono messe al servizio del territorio torinese per aiutare nel quotidiano coloro che ne abbiano necessità (fare la spesa, accompagnamenti sanitari, pagamento bollette online, ecc.) e per veicolare una corretta informazione sulle disposizioni vigenti e sulle opportunità e agevolazioni messe a disposizione al livello cittadino, regionale e nazionale.

Chi è una Madre di Quartiere? Le Madri di Quartiere sono figure professionali informali, sono donne e madri appartenenti per lo più alle diverse comunità di origine straniera presenti in città. Nel tempo hanno raggiunto una buona conoscenza della lingua italiana e della realtà cittadina e, attraverso un’apposita formazione, hanno l’opportunità di trasformare la resilienza personale in professionalità. Diventano così, sia sentinelle dei bisogni del quartiere che tessitrici tra le comunità cui appartengono, la rete dei servizi territoriali e del terzo settore. Le Madri di Quartiere possono essere una risorsa preziosa in questo momento di crisi sanitaria e confusione sociale, in cui è importante che tutti siano informati e messi nella condizione di preservare la propria salute, collaborando per il contenimento del Covid-19. Raggiungere le comunità di origine straniera, rendere fruibili contenuti e disposizioni di legge altrimenti inaccessibili, aggiornare costantemente sulle misure precauzionali, dare il via a passaparola attendibili, accogliendo al contempo ansie e paure generate dalla pandemia, è lo specifico apporto che il progetto Madri di Quartiere può offrire in tale situazione emergenziale. 

Dal 2012 nella città di Torino sono state attivate 42 Madri di 15 nazionalità diverse, provenienti da Russia, Perù, Nigeria, Romania, Moldavia, Brasile, Camerun, Italia, Albania, Kenya, Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia e Iran. Sono state in grado di fornire supporto di vario genere a 431 nuclei familiari, per un totale di 1.776 persone coinvolte.

A potenziare l’intervento delle MdQ si affianca, in un momento di crisi e paura, un servizio di Counseling individuale.  Si rivolge a chi  vive situazioni di disagio, conflitto o isolamento e ha bisogno di un tempo di ascolto e/o supporto emotivo. 

L’Associazione Terra e Pace lancerà, inoltre, un Laboratorio di Comunicazione Empatica aperto a 15 partecipanti per cinque incontri. Il laboratorio va incontro al bisogno di incontrarsi e confrontarsi attraverso uno scambio interattivo e giochi esperienziali, attraverso una piattaforma online. 

Che cos’è la Comunicazione Empatica? Uno strumento concreto, utilizzabile in tutti i contesti, basato su un ascolto profondo, che permette di conoscere meglio se stessi e migliorare la relazione con gli altri. Va oltre il semplice atto del comunicare e oltre alla straordinaria possibilità di raggiungere risultati, diventando una nuova chiave di lettura per affrontare le proprie relazioni personali, familiari e lavorative. Implica un cambio di prospettiva, una forte assunzione di responsabilità da parte di chi si appresta a praticarla: le interazioni con gli altri, diventano occasione di lavoro su di Sé e consapevolezza personale. Pur essendo del tutto naturale e disponibile in ognuno, il processo richiede un po’ di esercizio, teso a scardinare ciò che il linguaggio ed il pensiero giudicante, appresi e consolidati, hanno seppellito: la naturale predisposizione dell’essere umano all’empatia e al desiderio di contribuire al benessere dell’altro.  

Infine vogliamo esser d’aiuto ai genitori e studenti con una particolare attenzione alle famiglie di origine straniera per un servizio di tutoraggio scolastico utile nella gestione delle piattaforme online e per l’organizzazione dei compiti. 

 

               “Sono le difficoltà che fanno nascere i miracoli” (William F. Sharpe)

 

Semi di nonviolenza

Siamo quasi 7 miliardi su questo pianeta. Un ritmo di crescita demografica che, negli ultimi cento anni, ha subito un’accelerazione esponenziale. Abitiamo su un unico pianeta eppure, in un crescendo di possibili interconnessioni, noi esseri umani abbiamo creato tanti mondi divisi, serrati, blindati.  Vogliamo allargare lo sguardo e riconoscere l’esistenza di tutti gli esseri umani, diversi eppure uguali. Vogliamo eliminare le barriere generate dal possesso o dall’incapacità di trovare un linguaggio comune. Osserviamo la violenza, lo sfruttamento, lo spreco e la sopraffazione, non solo al di fuori o distante, anche dentro. È nostro intento cercare un collegamento: vogliamo vivere al di là delle discriminazioni, conoscendoci, scambiando e mettendo a disposizione di tutti i talenti di ognuno. Vogliamo smettere di fare la guerra, vogliamo invertire la rotta, cambiare direzione, e lo vogliamo fare insieme, perchè a sognare da soli son tutti bravi.

Il laboratorio sperimentale di Comunicazione Empatica per bambini è cominciato all’interno dei sotterranei di una Chiesa, nel ricco e movimentato centro di Torino. Attraversando lunghi corridoi, scale e molte porte siamo arrivate nello spazio dedicato ai nostri incontri: una saletta senza finestre, ma calda e con molte potenzialità. Arredamento semplice e funzionale: tavoli e sedie robuste di plastica senza braccioli, un piccolo lavandino dietro un muretto e pareti fresche di pittura grigia.

Ci aspettavamo un gruppo di bambini omogeneo per età, ed invece – con immensa sorpresa – ne sono arrivati una quindicina dai 6 ai 14 anni. Ci siamo guardate in faccia un po’ spaventate, ma con un sorriso complice, senza dirci una parola, abbiamo deciso di procedere senza soffermarci, includendo le naturali differenze anagrafiche, linguistiche e culturali.

Dopo che i genitori e i volontari del Centro sono andati via, ci siamo seduti tutti in cerchio per terra. Circolarità che per noi ha un valore: poterci guardare negli occhi senza gerarchie o divisioni, dove ognuno occupa un posto particolare, unico e fondamentale. Stare in cerchio significa scoprire le proprie potenzialità e metterle al servizio di una collettività più estesa. Questo bagaglio di significato ai bambini non serve spiegarlo, lo si vive, insieme e man mano.

Dopo la nostra presentazione, guardandoci intorno abbiamo chiesto: “Secondo voi chi siamo?” e subito la voce spontanea di H.: “Ma siamo un gruppo di persone!!!”, con un tono che ne sottolineava l’ovvietà. “Certo! Evviva! Si, siamo un gruppo di persone!”. La risposta più semplice e naturale del mondo. Da quel momento è iniziato un viaggio di scoperta, l’avventura di vivere l’incontro fra mondi diversi, prima di tutto fra loro, ma anche quello di due adulte entusiaste e curiose che consapevolmente hanno scelto di prendersi cura di un gruppo di persone speciali: minori che vivono in condizioni poco umane. Situazioni fragili, famiglie e contesti sociali che trasudano ingiustizie e disagi da tutti i pori.

Il nostro intento profondo? Poter trascorrere con loro un tempo diverso. Un tempo di gioco, in cui sperimentare un linguaggio nuovo. Senza violenza. Concedendo spazio e attenzione, con la curiosità sincera di scoprire chi abbiamo davanti. Persone, giovani esseri umani che Esistono, imparano e vivono esattamente con noi, in questo presente.

La finalità del progetto era quella di permettere ai bambini di apprendere un nuovo modo di interagire con se stessi e con gli altri grazie a modalità relazionali empatiche e attraverso la costruzione del gruppo.

Ci siamo servite di ciò che andava accadendo tra un gioco ed un altro, delle dinamiche di gruppo che venivano di volta in volta a galla.

Uno dei primi giorni, mentre facevamo il gioco del gomitolo tutti in cerchio, il piccolo Y. è diventato paonazzo. Si avvertiva il suo fastidio, il suo imbarazzo, la sua rabbia. Due ragazzini più grandi lo stavano prendendo in giro e lui, battendo un piede a terra ha iniziato a manifestare la tutta la sua irritazione. Una crisi annunciata sulla soglia. Abbiamo prestato attenzione a quanto stava accadendo, e con empatia gli abbiamo chiesto se il suo desiderio fosse di avere silenzio da parte del gruppo quando toccasse a lui di parlare e presentarsi. Sì. Era questo ciò di cui aveva bisogno, e vederlo riconosciuto gli ha consentito di cambiare espressione, diminuendo quella tensione prima in crescendo. Così abbiamo chiesto agli altri di contribuire al bisogno di Y. “Possiamo soddisfare questo suo desiderio? Riusciamo a stare in silenzio senza ridere quando è il suo turno di presentarsi?”, “Si”, “Benissimo!“. Sventata l’eventualità della lite senza reprimere la rabbia, sperimentando il potere dell’ascolto e dell’intenzione di connettersi agli altri.

Un’altra occasione si è presentata poco dopo, con la nostra richiesta di trovare una parola chiave che fungesse da timeout per chiunque ne avesse bisogno. Bastava pronunciarla per avere la possibilità di interrompere l’attività e trascorrere un momento con noi in privato. Abbiamo proposto la parola “cane”, che suscitando le loro risate, ha convinto tutti. Tutti tranne S., 11 anni, che si è chiuso nei confronti del gruppo mettendosi con le braccia conserte e il capo chino. Non potevamo andare avanti senza la sua partecipazione, volevamo che la parola scelta fosse condivisa, così abbiamo frenato il gruppo portando l’attenzione sul suo dissenso. “Ragazzi, S. non è d’accordo con la parola ‘cane’”. Questa interruzione ed attenzione inaspettate hanno destato in lui lo stupore di essere visto. E la domanda successiva l’ha spiazzato: “Quindi tu cosa proponi?” Ci ha pensato un po’ ed ha suggerito la parola “autobus”. “Siamo tutti d’accordo?” “No..!” A quel punto è nato un gioco nel gioco, uno scherzare tutti insieme in un’atmosfera festosa. Siamo andati avanti finché non abbiamo trovato la parola: “Patatine fritte”, che piacciono a tutti, compreso S.

Durante questa avventura abbiamo fatto attenzione ad utilizzare un approccio nonviolento, che andasse oltre i concetti di giusto e sbagliato, torto o ragione, premio e punizione. In ogni attività proposta l’obiettivo di fondo era quello di favorire la realizzazione di un’opera o di un lavoro comune. Senza graduatorie, senza medaglie né premi, meriti o difetti. Ciò non vuol dire che trascurassimo di intervenire qualora dei comportamenti creassero confusione o frustrazione, facendolo però attraverso lo strumento della Comunicazione Empatica. In quelle occasioni abbiamo trovato risposte naturali di scuse sentite e di volontà di cambiamento, ma anche e soprattutto lo stupore di non essere sgridati. C. ad esempio, 8 anni, un giorno ha iniziato a correre con in testa il berretto sottratto a R., 13 anni, la quale lo rincorreva  infastidita. Abbiamo prestato attenzione alla scena ed ascoltato che cosa ciascuno di loro avesse da dire. Lei voleva riavere il suo cappello. S., mortificato, ha risposto  che non sapeva di non poterlo prendere. Abbiamo disteso gli animi dicendo che non era successo niente di grave e che c’era stata soltanto un’incomprensione. “Va bene, fermiamo tutto e vediamo che cosa sta succedendo”. Anche in quel momento era come se si aspettassero un castigo. Siamo invece entrate nell’ascolto dei bisogni di ognuno con molta naturalezza, di fronte a tutti gli altri. “R., se ho capito bene, quello che ti ha dato davvero fastidio è che S. abbia preso il tuo cappello senza chiedertelo, è corretto? Avresti voluto che te lo chiedesse?” “Sì.” Il riconoscimento del bisogno naturale di essere vista e rispettata ha fatto sì che la sua ira si trasformasse completamente. Abbiamo allora domandato a S. se avesse capito quello che R. voleva dire, chiedendogli poi: “La prossima volta che vuoi prendere le cose di qualcun altro, ti andrebbe di chiedere prima il permesso?”, “Sì certo! Ho capito”.

Accettando profondamente, comprendendo la situazione e la vicinanza che si può creare attraverso la comunicazione, si raggiunge un’intesa in modo molto semplice e spontaneo. Non si tratta di insegnare delle regole, bensì di far fare esperienza diretta della bellezza del rispetto di sè e degli altri.

Verso la fine di uno degli incontri, stavamo preparando un cartellone da attaccare fuori dalla porta, con dei disegni e delle scritte (in italiano, arabo, francese, rumeno…) che indicassero la nostra presenza in aula; un invito, a chi lo leggeva, a bussare in un modo originale da loro ideato (3 tocchi veloci, una pausa e un tocco lento). Una semplice attività di gruppo per realizzare insieme qualcosa di condiviso. Ciascuno era libero di fare la propria parte sul cartellone, di scrivere un messaggio personale esprimendo la propria creatività. Ci siamo accorte che M., 6 anni, era bloccato: mentre quasi tutti stavano scrivendo, lui aveva difficoltà nel farlo. Gli abbiamo proposto di disegnare, sostenendolo in modo da non fargli vivere un senso di esclusione, ovvero scoprendo insieme a lui quale potesse essere il suo contributo al cartellone. In modo spontaneo e non pilotato, le compagne più grandi hanno guardato la porta che stava tracciando ed hanno risposto con un vivace “Che beeeellaaa!”, in modo naturale, senza forzature, strategie o secondi fini. È stato straordinario come sia cambiato non soltanto lui, ma anche l’atteggiamento e l’atmosfera di tutto il gruppo: si è manifestata una sincera volontà di sostenersi reciprocamente. Hanno così rinforzato una differenza – che poteva trasformarsi in una debolezza – incoraggiando e rafforzando il gruppo stesso. In sintesi, una difficoltà come tante altre che ha rappresentato un’occasione di crescita e di unione.

Il buio di S. è emerso durante il primo incontro. Si è mostrato al gruppo ed è stato accolto. Lo abbiamo visto e riconosciuto interiormente. A livello energetico ciò è stato trasmesso a tutti i partecipanti attraverso l’esempio. Il suo essere oppositivo si è manifestato altre volte. Come quando di fronte ad una delle nostre proposte che richiedevano l’approvazione da parte dell’intero gruppo, se ne stava in silenzio con le braccia conserte. Lo abbiamo accolto così com’era, gli abbiamo detto che la sua risposta era importante e allora, con naturalezza tutti si sono girati verso di lui intonando un “Daiiii, ti pregooo!”. Lui li ha guardati, ha trattenuto per un attimo il respiro, ed espirando si è lasciato cadere in ginocchio, riprendendo poi fiato con una voce dolce e sottile e pronunciando un impercettibile ”Si”. È partito un applauso entusiasta, chiassoso, una festa improvvisa di mani con un suono che celebrava il traguardo del fare tutti insieme giocando. Un momento che ci rimarrà per sempre nel cuore, un sorriso scolpito all’interno di un ricordo felice. Da quel momento in S. qualcosa è cambiato: la sorpresa dell’inclusione ha fatto sì che il buio lasciasse spazio ad un’incredibile varietà di colori e luci nuove.

Con un gruppo di età mista abbiamo percorso varie strade per poter trasmettere la comunicazione nonviolenta in modo naturale ed informale, attraverso il gioco. Estrarre carte con volti di donne, uomini, bambini e anziani di etnie e culture diverse ha dato a tutti l’opportunità di sperimentare una modalità alternativa di osservazione e di cimentarsi nell’immaginazione di quali emozioni stessero provando. Una panoramica ed un confronto tra esseri umani che stavano vivendo emozioni diverse, ma accomunati dagli stessi bisogni. È stato sorprendente sentire come al termine del percorso, l’alfabeto emotivo si sia arricchito. La risposta alla domanda “Come vi sentite?”, rivolta a ciascuno individualmente e che sin dal primo giorno apriva gli incontri, si è piano piano trasformata da un quasi automatico “felice” ad un più ricco e variegato ”divertito, giocoso, stanco, energico”. L’importanza di ascoltarsi, per poter ascoltare l’altro e la possibilità di essere autentici essendo accolti nella nostra vulnerabile umanità

È come se i semi piantati durante il percorso fossero germogliati, segnando il passaggio improvviso dall’inverno alla primavera.

Esperienza di una bellezza sorprendente.

Terra e Pace: da dove viene e dove va?

Un incontro. Di anime e di speranze, di ideali e di entusiasmo, che ha dato vita ad un’idea piccola, circoscritta, ma carica di forza, vitalità e fiducia.

Singole persone che solo nell’Incontro hanno potuto dare concretezza a sogni ed ideali prima intangibili, trasformando la frustrazione legata alla complessità della società odierna e sperimentata sul posto di lavoro, in energia creativa, ideativa e propositiva.

Ideali simili, maturati in percorsi formativi ugualmente insoliti, background e storie di vita personale completamente differenti. Mondi che si incontrano su un terreno che sentono comune e di cui riconoscono la portata rivoluzionaria: la nonviolenza. Si parte da lì, dal riconoscere come straordinaria l’intuizione di Marshall Bertram Rosenberg, e dal desiderio di contribuire nel proprio piccolo alla sua diffusione.

E’ così che la forza sognatrice, la creatività e la determinazione di cinque donne con qualifiche in counseling, antropologia, mediazione interculturale, servizio sociale e progettazione si sono mescolate, intrecciate, contaminate reciprocamente, generando idee, progetti, percorsi poi realizzati sul campo con grande energia e soddisfazione.

L’esperienza professionale nel settore sociale (con i limiti e le contraddizioni dell’aiuto strutturato), il personale lavoro su di sé, la passione e la fiducia nell’essere umano hanno fatto da spinta propulsiva ad una continua ricerca, progettazione e sperimentazione ed infine, nel 2018, alla creazione di ‘Terra e Pace’.

Terra, nella sua accezione di ‘pianeta Terra’, sistema interconnesso in relazioni reciproche finalizzate al raggiungimento e al mantenimento di un equilibrio vitale. Ma anche ‘terra’ con la ‘t’ minuscola, feconda, che direttamente genera Vita ed è fonte di nutrimento. Terra che non è altro da noi, ‘è’ noi.

Pace, come condizione a cui tutti gli esseri umani aspirano, che parte da dentro, per poi realizzarsi al di fuori, sotto forma di rispetto di sé e degli altri. Pace non solo come assenza di violenza, ma come terreno fertile di reciprocità, connessione, gioia, fiducia, crescita. Solo un cuore in pace è in grado di realizzarsi in quella che è la vera essenza dell’Uomo: l’Amore.

Terra e Pace, due elementi apparentemente sconnessi, in realtà intrinsecamente collegati; perché l’equilibrio tra Uomo e Ambiente è una condizione imprescindibile per un benessere vero e veramente universale e perché la terra, con i suoi frutti, oltre alla straordinaria capacità di offrire nutrimento ed ossigeno, è anche naturale esempio di armonia, collaborazione, complementarietà tra elementi.

Niente è casuale in natura. Ogni elemento, ogni forma di vita concorre al funzionamento globale dell’ecosistema. Ecco che la Natura ci insegna che ogni essere vivente è su questa Terra, al suo posto, perchè ha qualcosa da offrire, ha la sua funzione da svolgere, in quel campo, in quella foresta, in quella savana, in quel fondale marino. E in quel sistema sociale. Se solo l’Uomo si fermasse ad osservare la Natura, se solo si considerasse parte di un Tutto, avrebbe la possibilità di scoprire e mettere a disposizione del benessere globale, il suo unico e specifico contributo.

Terra e Pace vuole farsi traino, catalizzatore, promotore di attività e percorsi per accrescere la consapevolezza, anzitutto personale.

Maggiore consapevolezza si ha rispetto a chi si è e a dove si vuole andare, maggiori sono le possibilità di autorealizzazione, e minori le probabilità di imboccare strade infauste, dolorose, alle volte senza via d’uscita. Questo l’approccio seguito nel contrasto alla marginalità sociale e all’integrazione dei più vulnerabili, approccio orientato all’autonomia, al compimento della capacità desiderante insita in ognuno.

La consapevolezza di sé va infine di pari passo con la cognizione profonda di quanto sia importante ed urgente un’interazione rispettosa con l’ambiente ed una immediata inversione di marcia rispetto al depauperamento di cui l’uomo è artefice. Lo stesso uomo che pure riconosce la Natura come luogo di pace, di riposo, di spiritualità e di bellezza. L’odierno ideale di progresso e di illimitata disponibilità di risorse non tiene conto della delicatezza degli equilibri naturali e sta compromettendo irrimediabilmente la salute del pianeta.

L’impegno a promuovere la nonviolenza nei confronti di tutte le forme di vita è totale: con la conoscenza, la consapevolezza, la fiducia e la convinzione che ognuno in questo mondo abbia il suo posto, e che in questo mondo ci sia posto per l’unicità di tutti.